In questi mesi è lo
scenario internazionale a catalizzare le attenzioni non solo della
politica ma di tutti, il mondo sta cambiando rapidamente sotto i nostri occhi, ci ritroviamo, così, impotenti spettatori di un film che scorre rapidamente sugli schermi delle nostre vite. Mentre il
conflitto in
Iran è ancora aperto, il
Libano viene attaccato e l’
Ucraina continua a resistere fieramente all’invasore, i problemi del
Paese sembrano passare in secondo piano ma restano ad attenderci.
L’
OCSE ha recentemente reso pubblico un documento il cui titolo dice già molto: “Bilanciare
resilienza e
sostenibilità in tempi difficili”, dove una parte centrale è dedicata alla
sanità e al
welfare.
Partiamo da alcuni dati di questo lavoro: nel 2024 la
spesa sanitaria reale è stimata in crescita di circa il 4% in media
OCSE, sopra i ritmi prepandemia, mentre il
PIL è cresciuto molto meno. Nel 2024 la quota di spesa sanitaria sul PIL della media
OCSE è attorno al 9,3%, sotto il picco del 2021 (9,6%) ma circa 0,5 punti sopra il 2019 e la crescita è stata trainata soprattutto dalla
spesa pubblica. La sanità è il secondo capitolo di spesa dopo la
protezione sociale; tra 2013 e 2023 la quota di bilancio pubblico destinata alla salute è salita in media di circa 1 punto, fino a circa il 15% della spesa totale. Le prospettive macrofiscali (
debito e
deficit elevati, crescita moderata) limitano il margine per ulteriori aumenti di spesa sanitaria: molti paesi mantengono una buona crescita nel 2025 ma prevedono un rallentamento o una crescita reale negativa intorno al 2026-2027. Le
riforme in corso puntano su tre grandi direttrici: aumento dell’
efficienza (riduzione degli sprechi, ribilanciamento pubblicoprivato, più costsharing in alcuni paesi), rafforzamento delle
cure primarie, riassetto dell’
ospedalità e forte investimento nel
digitale e nell’utilizzo dell’
Intelligenza Artificiale.
Questo è il panorama generale dei paesi
OCSE ma come si posiziona l’
Italia?
Nel 2019 la
spesa sanitaria pubblica italiana era pari al 6,4% del
PIL; durante il 2020-2021 è salita rispettivamente al 7,3% e 7,0% per gli sforzi legati al
COVID19. Dal 2022 si è osservata una fase di “rientro”: 6,6% del PIL nel 2022 e 6,2% nel 2023, quindi leggermente sotto il 2019 in quotaPIL, pur con valori nominali più elevati. Per il 2024-2027 il
Documento di finanza pubblica prevede una crescita nominale ancora sostenuta ma con stabilizzazione della quota sul PIL al 6,3-6,4%, cioè ritorno su livelli sostanzialmente prepandemici. In altri termini, l’
Italia programma di mantenere la sanità intorno a 6,4% del PIL, senza quel progressivo incremento strutturale (verso 7-8% del PIL) che si osserva in diversi sistemi avanzati e ben al di sotto del livello medio
OCSE del 9,3% (dato che comprende tutta la spesa, non solo quella pubblica), ma anche considerando la componente privata il nostro resta un Paese a bassa spesa rispetto ai grandi sistemi ad alto reddito.
L’
Italia è presentata come esempio di paese che, dopo un biennio di rallentamento (2022-2023), prevede una crescita nominale relativamente robusta nel 2024-2026, ma con un obiettivo esplicito di riportare la
spesa sanitaria su un sentiero “prepandemico” in rapporto al
PIL. Questo rende probabile che il margine per ulteriori espansioni (nuovi livelli di copertura, robusto incremento di organici, ecc.) sia assai limitato. La scelta italiana di ritornare al 6,4% del PIL implica che il rafforzamento della
resilienza dovrà avvenire principalmente tramite il recupero di
efficienza (riduzione degli sprechi, riprogettazione del mix ospedale-territorio), sebbene molto in questo senso sia stato già fatto negli ultimi anni e investimenti in
prevenzione ed eventuale riallineamento pubblicoprivato (maggiore compartecipazione, con tutti i rischi di
equità che ne conseguono).
Si delinea uno scenario in cui le politiche del nostro
Paese su
primary care,
riforma ospedaliera e
sanità digitale, accompagnate da investimenti mirati, diventano cruciali per non vedere peggiorare la
qualità e l’
equità sociale a fronte di vincoli di spesa stringenti. Il
Servizio sanitario nazionale che sinora ha rappresentato uno dei pilastri sui quali si fonda la nostra società, se non ben governato e indirizzato, con risorse così limitate non può farcela, rischia così di crollare uno dei capisaldi che negli ultimi decenni hanno garantito la stabilità dello
stato sociale.
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